Un recente studio condotto da Townsend Solutions prevede che la produzione nordamericana di PE supererà la domanda interna, permettendo così alle aziende di esportare, nel prossimo decennio, le eccedenze verso Cina, Africa e India.
Grazie alla rivoluzione dello shale-gas, la competitività del Paese, in termini economici, spinge la produzione di polietilene (+36%, ovvero oltre 7 milioni di ton/anno, entro il 2019) ben oltre la richiesta del mercato interno (+11% sempre entro il 2019).
A livello mondiale, entro il 2026 la domanda di PE (che come noto è il polimero più comunemente utilizzato per la produzione di imballaggi per esempio) dovrebbe raggiungere 170 milioni di ton (erano 100 milioni nel 2016).
In tale contesto oltre un centinaio di trasformatori statunitensi di PE, già nel 2015 e 2016, hanno iniziato ad investire ed entro i prossimi 10 anni, secondo l’American Chemistry Council, il comparto dovrebbe generare circa 110.000 nuovi posti di lavoro, facendo così figurare il Paese fra i principali produttori mondiali di packaging, film e tubi.
La sfida che si pone a questo punto riguarda le infrastrutture e la logistica, più in dettaglio: la congestione di ferrovie e porti e la scarsità di container a disposizione; inoltre andranno individuati nuovi punti strategici per le spedizioni in modo da snellire le forniture e minimizzare i costi.