Una recente indagine condotta da FICCI (Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry) su un campione di 320 imprese di varie dimensioni (e operanti nei diversi settori della meccanica strumentale ma anche della trasformazione) rivela che l’industria manifatturiera indiana  ha prodotto risultati modesti nel primo trimestre dell’anno in corso, anche per effetto della demonetizzazione voluta dal Governo Modi per arginare la corruzione e l’evasione.
Il 75% degli intervistati non avrebbe intenzione di ampliare la capacità produttiva dei propri stabilimenti nei prossimi sei mesi, il che comporta un prosieguo dell’andamento fiacco degli investimenti privati nel settore.
La produzione lavora mediamente al 75% della propria capacità e il 97% degli intervistati afferma di possedere un’abbondante giacenza di scorte in magazzino.
Stesso trend per le nuove assunzioni, di cui il 77% degli imprenditori non avverte l’immediata necessità. Il 60% degli appartenenti al panel lamenta costi di produzione elevati per via del ritocco del salari minimi e del rialzo del prezzo delle materie prime. Si aggiungono gli alti tassi di interesse (compresi tra gli 11 e i 15 punti percentuali).
In conclusione, le principali misure auspicate dall’industria si possono riassumere in: una rapida applicazione di un’imposta unica su beni e servizi (equivalente alla nostra IVA) che radunerà la tassa dello stato centrale e quella del governo locale (lo scopo è impedire l’arbitrario aumento della tassazione da parte delle singole giurisdizioni); una riduzione dei tassi di interesse; una ripresa degli investimenti nelle infrastrutture.
In questo quadro non certo entusiasmante sembrano godere di una salute migliore i settori chimico e delle pelli.