Il centro studi UCIMA (Associazione dei costruttori italiani di macchine per il confezionamento e l’imballaggio) ha recentemente pubblicato l’ultimo rapporto di settore, che analizza l’andamento nel 2016 di un comparto costituito da 601 aziende (588 nel 2015) e che occupa poco meno di 30.000 addetti.
Il fatturato complessivo del comparto ammonta a oltre 6,6 miliardi di euro (+6,6% rispetto all’anno precedente), di cui le vendite all’estero rappresentano l’80% (5,3 miliardi in crescita di 5,8 punti percentuali), mentre il mercato interno vale ben 1,3 miliardi di euro (+9,8% sul 2015). Quest’ultimo sembra aver beneficiato del piano governativo Industria 4.0, come testimonierebbe anche il +6,5% registrato nel primo trimestre dell’anno in corso.

Le principali aree geografiche di destinazione dell’export, in relazione al fatturato assorbito, sono state:

  • Unione Europea (37,2%)
  • Asia (23,4%)
  • Nordamerica (11,2%)
  • Sudamerica (9,6%)
  • Paesi europei extra-UE (9,4%)
  • Africa e Oceania (9,2% sommate).

Per quanto riguarda la graduatoria dei singoli Paesi: USA, Francia e Germania restano sul podio, seguiti da Polonia, Regno Unito, Spagna, Cina, Turchia, Messico e Russia.
Dal punto di vista applicativo è l’industria alimentare ad avere il primato nella domanda mondiale di macchine Made in Italy per confezionamento e imballaggio con circa il 57,4% dell’intero volume d’affari. Dato, a suo volta, suddivisibile in 29,8% per il food (pari a un valore di 1.970 milioni di euro) e 27,6% per il beverage. Le vendite in questo settore sono destinate all’estero rispettivamente per il 75 e l’85%.
Il cosiddetto settore “altro” - che include macchine per tabacco, tissue ecc. - occupa il secondo posto con il 17,5% (1.156 milioni di euro) della richiesta totale, a cui segue il farmaceutico (16,9% - 1.114 milioni). In coda l’industria cosmetica (271 milioni di euro) e quella chimica (268 milioni). Se per il beverage sono preponderanti le esportazioni (85%), il cosmetico detiene la maggiore incidenza percentuale del fatturato Italia (26%).
L’ossatura del comparto rappresentato da UCIMA è costituita prevalentemente da PMI: il 66,4% delle aziende genera un fatturato inferiore ai 6 milioni di euro (che corrisponde ad appena il 9,7% dell’intero fatturato di settore); le 51 imprese di dimensioni maggiori superano invece i 25 milioni di euro di fatturato e realizzano ben il 68% del giro d’affari totale.
Dal punto di vista geografico, circa il 37% delle aziende è situato in Emilia Romagna (dove ha sede la stessa UCIMA), al secondo posto la Lombardia (28,5%), al terzo il Veneto (11,6%), al quarto il Piemonte (10,1).
Le previsioni per il 2017 sono positive; nel gennaio-marzo 2017 si sarebbe già verificato un incremento del 13% del fatturato di settore ed allargando lo sguardo al triennio 2017-2019 si stima che le vendite cresceranno annualmente del 4,8%.