A seguito del blocco delle importazioni cinesi di materiale post-consumo proveniente dagli USA, gli Stati Uniti hanno registrato un sensibile calo (di circa il 24%) nella raccolta di film plastico da avviare a riciclo. Questo è quanto rileva More Recycling in uno studio condotto per ACC (American Chemistry Council), evidenziando il dato 2016 (quasi 600.000 ton raccolte) a confronto con il 2017 (circa 460.000).
La politica cinese in tema di importazione di rifiuti attuata nel 2017, e riassunta nel cosiddetto Chinese Sword Program, ha riportato il tasso di riciclo statunitense ai livelli 2011 dopo 12 anni di continua crescita, frutto anche dell'opera di sensibilizzazione svolta nei confronti dell'opinione pubblica sui benefici e le opportunità offerte dal riciclo della plastica.
ACC afferma comunque che, in termini percentuali, la quantità di film plastico raccolto (che comprende sacchetti, film stretch, imballi flessibili generalmente a base di PE a densità alta, bassa o lineare) ammonta al 54% in più rispetto al 2005.
Le esportazioni di rifiuti plastici da avviare a riciclo sono calate del 46% su base annua e rappresentano il 38% del totale raccolto (il restante 62% viene invece rilavorato in impianti dislocati sia negli USA sia in Canada).
A fronte di ciò, i vertici di ACC puntano sul potenziamento del riciclo domestico favorito dalla cospicua iniezione di investimenti in tecnologia e progetti, con il sostegno della Plastics Industry Association.
In chiusura un cenno alla plastica post-consumo da imballaggio rigido (escluse le bottiglie): anche in questo settore il tasso di riciclo ha subito una battuta d'arresto, seppure in forma più contenuta rispetto al film, con un decremento del 7% nel 2017 sul 2016 (da 662.000 a 612.000 ton circa).
Anche dall'altra parte dell'Atlantico la sfida è quella dell'economia circolare, a cui stanno già contribuendo tutti gli attori della filiera, dai produttori di materia prima ai riciclatori.