IFR (International Federation of Robotics) ha recentemente diffuso i dati - riferiti al 2018 - sul mercato mondiale di robot industriali per tutte le applicazioni.
A fronte delle 422.000 unità vendute nel mondo (+6% rispetto al 2017), le previsioni per l'anno in corso sembrano prospettare una contrazione, per riprendere poi ulteriore slancio nel biennio 2020-2022 (le stime si aggirano intorno al +12% fino a raggiungere le 584.000 unità).
L'Asia rappresenta il mercato più ampio, seguono Europa e Americhe.
Nell'ordine: Cina, Giappone, USA, Corea del Sud e Germania detengono il 74% del totale dei robot installati. Il primato spetta alla Cina, con una quota del 36% sul totale e 154.000 robot messi in funzione nel 2018 (seppure il lievissimo calo rispetto al 2017, tale ammontare supera la somma di Europa e Americhe). In linea con la politica del governo cinese a sostegno del Made in China, il mercato interno mostra un +5% mentre calano di 7 punti percentuali le vendite dei fornitori esteri.
Buona la performance del Giappone: 55.000 unità installate (il dato migliore di sempre), +21% sul 2017. Vale la pensa ricordare che il Giappone è storicamente il principale produttore di automazione, con un mercato in costante crescita dal 2013 (mediamente del 17% all'anno). L'anno scorso il paese ha soddisfatto il 52% della richiesta mondiale.
Bene anche gli Stati Uniti con 40.3000 unità (+22% sul 2017).
Qualche segnale di sofferenza, dovuta alla crisi dell'industria locale dell'elettronica, lo mostra la Corea del Sud: 38.0000 robot venduti (-5% rispetto al 2017).
La Germania è il quinto mercato mondiale (ma il primo europeo, seguito dalla Francia): 27.000 unità vendute nel 2018 (+26% sul 2017) destinate soprattutto al settore automotive.
E' proprio quest'ultimo il principale fruitore di robot (con una quota del 30% sul totale delle forniture nel mondo), sostenuto dai continui investimenti in siti produttivi, dalle innovazioni su materiali e sostenibilità e dall'elevato tasso di concorrenza fra le principali case automobilistiche.
Al secondo posto l'E&E, che ha particolarmente risentito della guerra USA-Cina.
Sul terzo gradino del podio l'industria siderurgica e dei macchinari (fra cui quelli per plastica e gomma).

Infine, per la prima volta IFR analizza il mercato dei "cobots" (collaborative robots), progettati per svolgere compiti nello stesso spazio lavorativo occupato dalle persone. Nonostante il focus mediatico, il numero di unità in funzione è ancora molto esiguo (nel 2018 solo 14.000 su 422.000), anche se in aumento (+23%) rispetto al 2017.