I vertici del colosso della caffetteria a stelle e strisce hanno recentemente annunciato di voler abbandonare il packaging monouso entro il 2030. Nel comunicato non si citano i numeri e le percentuali relativi alla riduzione della plastica, ma si parla di obiettivi ambiziosi a seguito dell'adesione di Starbucks alla New Plastics Economy proposta dalla Ellen Mac Arthur's Foundation.
Per fare ciò, sarà necessario convincere i consumatori a cambiare alcuni comportamenti (dettaglio che per altro l'azienda non aveva considerato nel 2008, sottovalutando la difficoltà di instillare nei clienti la prassi del riuso e del riciclo). Questa volta verranno coinvolti in una serie di iniziative per la sostenibilità l'intera supply-chain ed altri partner.
Tale virata ambientalista ha convinto alcuni azionisti particolarmente "green" (come As You Sow e Trillium Asset Management) a ritirare una risoluzione contro la stessa azienda (sostenuta dal 44% delle quote di proprietà) mossa un paio di anni fa.
In ogni caso la decisione di Starbucks arriva 12 anni dopo la promessa di voler utilizzare almeno il 25% di bicchieri e contenitori riciclabili entro il 2015, promessa appunto non mantenuta (As you Sow aveva denunciato che - stando ai dati 2016 - solo l'1,4% dell'iconico packaging fosse "reusable").
Il rinnovato impegno prevede anche un taglio del 50% del consumo di acqua nella produzione di caffè, dei rifiuti immessi in discarica e nelle emissioni di CO2. Nel comunicato, Starbucks ha dichiarato che la plastica rappresenta il 31% dei rifiuti prodotti dall'azienda, quantità inferiore solo allo spreco alimentare sempre prodotto internamente.
Fatti 100 il packaging e le emissioni da esso derivanti, per Starbucks la plastica rappresenta il 54% del primo e il 70% delle seconde.
Certo, Starbucks ha comunque dovuto riconoscere che meno del 5% delle emissioni del packaging a fine vita è attribuibile alla plastica (in quanto materiale inerte), a fronte del 95% della carta.