Secondo ABIEF (Associaçao Brasileira da Indústria de Embalagens Plásticas Flexíveis), nel terzo trimestre 2020 la produzione di imballaggi flessibili in plastica nel Paese sudamericano ha raggiunto 562mila ton, con una progressione dell’8,8% rispetto all’aprile-giugno (si tratta di una performance migliore rispetto a quella dell’industria in generale); 203mila tonnellate sono state assorbite dal settore alimentare, quindi 98mila dall’industria, 68mila dal segmento dei monouso e 56mila dal beverage.
Nel cumulato gennaio-settembre la produzione ha toccato 1,59 milioni di ton, l’import 50mila ton e l’export 94mila.
Se nel secondo trimestre la domanda è stata sostenuta soprattutto dal settore alimentare e dei beni di prima necessità, nel terzo il miglioramento dei consumi è stato più generalizzato.
In effetti, la pandemia di Covid-19 non sembra aver avuto un impatto negativo sul settore degli imballaggi flessibili; anzi, nei mesi più difficili, il consumo di generi alimentari è aumentato, favorendo di conseguenza la collegata industria del packaging.
I prodotti multistrato rappresentano la quota principale, con un consumo di 185mila ton nel terzo trimestre 2020; i monostrato si sono fermati a 154mila ton e i film termoretraibili a 75mila.
L’impiego di HDPE e LLDPE ha registrato una crescita del 10% rispetto al secondo trimestre, raggiungendo un volume complessivo di 416.000 ton; l’HDPE è aumentato di circa otto punti (fino a 65.000 ton) e il PP ha segnato un +4% (81mila ton). I materiali riciclati hanno rappresentato una quota marginale del consumo ovvero il 5%, pari a circa 30.000 ton.
Sempre nel luglio-settembre 2020, le forniture sul mercato interno da parte dei produttori locali di polietilene e polipropilene hanno fatto un balzo del 23% rispetto al trimestre precedente ma ciò nonostante alcuni trasformatori non sempre sono riusciti ad approvvigionarsi e si sono dovuti rivolgere all’estero.