Secondo uno studio di Research and Markets, nel 2020 il mercato mondiale dei tubi flessibili ha superato il valore di 950 milioni di dollari ed entro il 2027 potrebbe raggiungere quota 1,1 miliardi, in funzione di un tasso medio annuo di crescita del 2,6%.
I prodotti in HDPE potrebbero registrare una progressione del 2,8%, superando quindi abbondantemente il valore di 510 milioni di US$ mentre quelli in poliammide metterebbero a segno un +2,2%.
Il primo mercato è quello statunitense, che nel 2020 valeva oltre 257 milioni; la Cina è invece quello che presenta la dinamica più positiva, con una proiezione al 2027 di quasi 230 milioni, grazie a un tasso di crescita che sfiora il 5%. In Europa, è la Germania il polo principale, con un +1,2% atteso fino al 2027. Giappone e Canada mostrano rispettivamente un’ascesa dello 0,6 e dell’1,9%.
Sempre secondo la società di ricerche irlandese, la domanda globale di tubi in PVC – che nel 2019 ha sfiorato i 60 miliardi di dollari - potrebbe superare entro il 2030 la soglia dei 100 miliardi, con un tasso medio annuo di crescita del 5,9%, sostenuto in primo luogo dalle applicazioni nelle tubature per acqua (distribuzione e scarico, irrigazione). Se da un lato un freno alla crescita potrebbe essere determinato dai dubbi sulla tossicità del materiale, dall’altro il sempre più diffuso impiego di PVC clorurato potrebbe controbilanciare verso l’alto la domanda.
Inoltre, le tubazioni (di tutti i tipi) in HDPE potrebbero arrivare a sfiorare il valore di 16 miliardi di dollari entro il 2026, in funzione di un tasso medio annuo di crescita del 6% nel quinquennio, determinato da una crescente domanda da parte dell’oil&gas, dell’agricoltura e dell’edilizia.